Due pesi e due misure: la bufera che investe il cinema

Tax credit cinema - Ministro Alessandro Giuli, Carlo Brugnoni, avvocato Michele Lo Foco ph press

Emergono criteri di assegnazione che sembrano favorire solo determinati circuiti a discapito di altri

Il recente confronto sul tax credit per il cinema ha acceso nuove polemiche, soprattutto dopo le dichiarazioni dell’avvocato Michele Lo Foco, che mette in discussione l’equità dei criteri con cui vengono distribuiti i benefici fiscali alle produzioni audiovisive italiane. A raccogliere e rilanciare le sue accuse è stato un articolo pubblicato su Ciak, firmato da Claudia Gigante, che dà voce alle perplessità di una parte del settore rispetto alle scelte compiute dal Ministero della Cultura.

Le critiche di Michele Lo Foco ai criteri del tax credit

Secondo l’avvocato Michele Lo Foco, i meccanismi con cui viene attribuito il tax credit non garantiscono condizioni uguali per tutti i soggetti che operano nel comparto audiovisivo. Nel suo racconto emerge la sensazione che alcune realtà, in particolare le produzioni più strutturate, traggano maggiore vantaggio dalle norme in vigore rispetto alle piccole e medie imprese del settore. In questo quadro, Lo Foco mette in fila una serie di situazioni che, a suo dire, mostrano come la distribuzione delle risorse pubbliche finisca per essere squilibrata, lasciando ai margini chi dispone di meno forza economica e meno accesso alle dinamiche decisionali.

Il ruolo del Ministero della Cultura e del Consiglio Superiore

Nel resoconto riportato da Ciak viene ricostruito il funzionamento del Fondo cinema e audiovisivo e il peso del Ministero della Cultura e del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo nella definizione dei criteri di riparto. Lo Foco ricorda come il decreto di ripartizione del Fondo sia stato approvato in tempi ristretti, lasciando ai membri del Consiglio margini ridotti per analizzare a fondo i documenti e intervenire sulle scelte. L’avvocato sottolinea che, in questo contesto, le modalità operative finiscono per incidere direttamente sulla possibilità di fissare parametri realmente equilibrati, con il rischio di trasformare quello che dovrebbe essere uno strumento a supporto dell’intero comparto in un sostegno concentrato su pochi soggetti privilegiati.

I nodi del sistema di finanziamento alle produzioni

All’interno dell’articolo vengono richiamate le percentuali e le soglie che regolano il sistema dei contributi selettivi e del tax credit, evidenziando come la rimodulazione delle risorse possa avere effetti molto diversi a seconda della tipologia di impresa coinvolta. Lo Foco mette in luce il rischio che l’aumento della quota destinata ai contributi selettivi e la contestuale riduzione della dotazione del tax credit comprimano ulteriormente lo spazio di manovra delle realtà più fragili. A preoccupare è soprattutto la prospettiva che, dietro una apparente razionalizzazione della spesa pubblica, si consolidino assetti che favoriscono chi ha già una posizione di forza, mentre i piccoli produttori faticano ad accedere a strumenti davvero efficaci per sostenere lo sviluppo dei propri progetti.

La richiesta di trasparenza e regole uguali per tutti

Il cuore della posizione espressa da Michele Lo Foco ruota attorno alla necessità di avere regole chiare e trasparenti, applicate in modo uniforme a tutti gli operatori del settore. L’avvocato invoca un sistema in cui l’accesso al tax credit non dipenda da dinamiche opache o da rapporti di forza, ma da parametri oggettivi e verificabili. Nelle sue parole emerge la richiesta di un dibattito pubblico più ampio, che coinvolga non solo le istituzioni ma anche le realtà produttive di diversa dimensione, affinché il Fondo cinema e audiovisivo torni a essere percepito come uno strumento realmente condiviso e accessibile. In questa prospettiva, il racconto pubblicato su Ciak diventa lo spunto per riportare al centro la domanda che dà il titolo all’articolo: i criteri di assegnazione del tax credit sono davvero uguali per tutti?

A cura della redazione

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7 Febbraio 2026

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