Dietro il successo travolgente di Non è la Rai si nasconde una storia di coraggio, scelte importanti e amore per se stessi
Ambra Angiolini si racconta con una sincerità che supera l’immagine pubblica, ripercorrendo un percorso fatto di traguardi precoci, momenti difficili e nuove ripartenze. Nell’intervista a Stories su Sky TG24, l’attrice torna agli inizi di Non è la Rai, il programma che la rese uno dei volti più amati della televisione italiana, rivelando un dettaglio sorprendente che avrebbe potuto cambiare tutto. Dopo il provino, infatti, la produzione non riuscì a contattarla a causa di un errore nel numero di telefono annotato frettolosamente. Solo grazie all’intervento della sua insegnante di danza fu possibile rintracciarla, permettendo a quella giovane ragazza di intraprendere un percorso destinato a segnare gli anni Novanta.
Gli inizi e il prezzo della popolarità
Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente, ma il successo arrivato durante l’adolescenza ebbe anche conseguenze complesse. Ambra racconta quando si rese conto che l’immagine restituita dalla televisione non le apparteneva più. Sentiva di aver perso il controllo della propria narrazione e scelse di fermarsi, decidendo di riappropriarsi della propria identità e del diritto di essere se stessa, lontana dalle aspettative costruite attorno al suo nome.
Le fragilità e la rinascita
Nel suo racconto emergono anche le ferite più profonde, tra cui gli anni segnati dalla bulimia, affrontata con grande consapevolezza. Oggi la definisce apertamente una malattia da cui si può uscire solo sentendosi accolti e mai giudicati. Un punto di svolta fondamentale è arrivato con la nascita della figlia Jolanda, un evento che, come racconta, le ha regalato una nuova prospettiva, trasformando il rapporto con il proprio corpo e con la vita.
Tra quotidianità e sguardo al futuro
Tra gli aspetti più curiosi, Ambra confessa una particolare abitudine domestica: non le pulizie quotidiane, ma quelle più impegnative come il forno, gli armadi e i cambi di stagione. Un gesto che collega al bisogno di ritrovare ordine e serenità, probabilmente legato all’educazione ricevuta in famiglia, dove il senso di responsabilità era centrale. Guardando avanti, l’attrice affronta il futuro con ironia, immaginando che persino al suo funerale qualcuno possa cantare T’appartengo. Stavolta non mi arrabbierò, scherza, offrendo l’immagine di una donna che ha fatto pace con il proprio passato e che ha trasformato ogni esperienza in parte integrante della propria identità.
