Francesco Di Benedetto: ferite che diventano arte

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Il giovane artista di Francavilla al Mare unisce musica, poesia e moda in un’identità intensa che trasforma bullismo, amore amaro e spiritualità in un linguaggio autentico e contemporaneo

Giovane artista di Francavilla al Mare (Abruzzo), Francesco Di Benedetto trasforma le sue ferite in un universo sonoro e visivo dove musica, poesia e moda si fondono in un’unica identità. La sua è la storia di un ragazzo timido che, grazie alle parole e alle note, ha trovato il coraggio di raccontare l’indifferenza, il bullismo, l’amore amaro e la forza di rialzarsi. Nel suo immaginario convivono le atmosfere intense dei Linkin Park, la profondità dei Negramaro e l’estetica contemporanea di Sfera Ebbasta: eyeliner che sembra sangue, rose che emergono dall’acqua, dolore che diventa bellezza.

Nel 2014 cosa è successo dentro di te? Quando hai capito che le tue poesie dovevano diventare musica?

È stato nel 2014 che ho capito che le mie poesie dovevano diventare musica. Non solo parole scritte su un foglio, ma fatti. Sentivo che dovevano uscire dalla carta e trasformarsi in qualcosa che potesse arrivare davvero alle persone.

In che modo la musica ti ha cambiato nel modo di parlare e relazionarti con gli altri?

Mi ha cambiato molto nella dizione e nel modo di avere conversazioni. Prima ero molto chiuso, parlavo poco. La musica mi ha dato sicurezza, mi ha insegnato a esprimermi e a guardare gli altri negli occhi.

Quali artisti ti hanno influenzato anche nel look e nella moda?

I miei riferimenti principali sono i Linkin Park, i Negramaro e Sfera Ebbasta. Mi hanno influenzato non solo musicalmente, ma anche nell’estetica: il modo di vestire, il trucco, l’identità visiva. Mi piacerebbe collaborare con Laura Pausini e con Sfera Ebbasta: sarebbe un sogno unire sensibilità diverse in un unico progetto.

Come nasce il titolo “Dio della Maledizione” e che significato ha per te?

Il mio album “Dio della Maledizione” nasce da una grande verità: l’indifferenza scolastica e l’amore amaro. È il racconto di chi si sente escluso, giudicato, messo da parte. Ma dentro quella “maledizione” c’è anche una forza: la possibilità di trasformare il dolore in identità.

Che ruolo ha Dio nella tua vita?

Dio e mio zio stanno dentro di me. Mi danno ogni giorno la forza di andare avanti, soprattutto nei momenti più difficili.

Qual è il messaggio positivo che vuoi lasciare anche nelle situazioni più estreme?

Bisogna essere positivi anche nelle situazioni più gravi. La positività porta felicità, anche quando sembra impossibile. Non dobbiamo arrenderci alle circostanze.

“Non mi guardi più”: che storia racconta?

Parla di indifferenza e bullismo, intrecciati a un amore amaro che trafigge il cuore. È una canzone molto personale, perché racconta emozioni che ho vissuto davvero.

“Watch Me” ha un immaginario molto forte. Da dove nasce?

“Watch Me” parla di una persona malata dentro, che vive una depressione d’amore emotiva. L’immagine della rosa che esce dall’acqua rappresenta la rinascita. Il trucco di sangue e il look intenso raccontano il dolore che diventa visibile, che non si può più nascondere.

In “Abusive” parli di un uomo orgoglioso che prende un’eredità non sua. A cosa ti riferisci?

“Abusive” descrive l’orgoglio di chi prende qualcosa che non gli appartiene, un’eredità pubblica, non sua. È una critica a chi si appropria di ciò che non ha costruito.

Che rapporto hai con il pubblico durante i live?

Il rapporto con il pubblico è ottimo. Amo dare emozioni vere. Sul palco sono diverso: ho un’energia che crea un dialogo tra me e chi mi ascolta. Non punto solo sulle parole, ma sulla verità.

Quanto ti feriscono frasi come “metti i piedi per terra, non ce la farai mai”?

Sono una delle sfide più grandi. Sentirsi dire che non ce la farai mai fa male. Ma io ce la devo fare. Per me, per mio zio e per la mia famiglia.

Lavori?

Faccio vari lavori, purtroppo pesanti. Ma la stanchezza fisica e mentale non sono un limite. Il vero limite sei tu, quando smetti di credere in quello che fai.

Cosa pensi della musica oggi con lo streaming?

La musica oggi non si vende più come prima, da quando è arrivato lo streaming. Però c’è anche chi dice il contrario: forse cambia solo il modo di arrivare alle persone.

Che tipo di disco vorresti vendere?

Vorrei vendere un disco ben fatto, curato nei dettagli, che possa amplificare la promozione anche di un mio brand di moda. La mia idea è unire musica e fashion in un’unica identità artistica.

Quanto contano i social oggi?

I social contano tantissimo. Ma se non hai una strategia, non ti ascolta nessuno. Non basta pubblicare: bisogna costruire un progetto.
Francesco Di Benedetto è la dimostrazione che dalle ferite può nascere un linguaggio. Tra spiritualità, musica e moda, il suo percorso è appena iniziato — ma la direzione è chiara: trasformare la “maledizione” in destino.

A cura di Nora Taylor
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26 Febbraio 2026

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