La nuova produzione under 35 esplora le paure di una comunità ferita, guidata dalla raffinata direzione di Alessandro D’Agostini
L’apertura della Stagione Opera 2026/2027 al Teatro Fraschini di Pavia segna un appuntamento di profondo rilievo culturale nel centenario della storica prima scaligera: la celebre partitura di Giacomo Puccini, Turandot, viene presentata nella sua autentica dimensione incompiuta, arrestandosi nel momento esatto della morte di Liù e ripudiando qualunque finale postumo.
Il centenario scaligero e la scelta etica del Teatro Fraschini
A distanza di un secolo esatto da quel 25 aprile 1926, quando sul podio del Teatro alla Scala il maestro Arturo Toscanini posò la bacchetta per rivolgersi alla sala con la storica frase «Qui finisce l’opera, perché a questo punto il Maestro è morto», il teatro pavese compie un atto drammaturgico radicale. La composizione di Giacomo Puccini si interruppe infatti bruscamente prima del suo ricovero a Bruxelles, lasciando incompiuto il titolo estremo. Le due recite in programma venerdì 9 e domenica 11 ottobre 2026 riportano sul palcoscenico il dramma in tre atti e cinque quadri (scritto da Giuseppe Adami e Renato Simoni a partire dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi), sfrondandolo da rassicuranti conciliazioni e assumendo il vuoto lasciato dall’autore come autentica lente etica.
Il significato profondo di questo approccio è stato illustrato da Francesco Nardelli, direttore generale della Fondazione Teatro Fraschini: «Aprire la stagione d’opera con Turandot nel centenario della sua prima rappresentazione significa tornare a un capolavoro che conserva domande ancora vive. Questo allestimento ci invita ad ascoltare la fragilità dei personaggi dentro la grandezza della partitura e a guardare ciò che accade quando una comunità si lascia governare dalla paura. La scelta di fermarsi alla morte di Liù, ovvero al termine della musica creata da Puccini, affida al pubblico una responsabilità: restare davanti a quelle domande, senza una risposta che le ricomponga. È anche questo il valore del teatro, un luogo in cui la bellezza ci avvicina a ciò che è più difficile comprendere».
La concertazione di Alessandro D’Agostini e l’indagine timbrica pucciniana
Sul versante musicale, la direzione del maestro Alessandro D’Agostini alla testa dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali persegue una lettura analitica che accantona ogni retorica monumentale per privilegiare la trasparenza cameristica e le inquietudini timbriche tipiche del Novecento pucciniano. Dalle asperità metalliche delle prime battute sino ai passaggi più rarefatti, il discorso sonoro si sviluppa come una profonda indagine sull’identità. Il perno concettuale si concentra sul valore del nome: quello dell’ava che segna il destino di Turandot, quello celato di Calaf da cui dipendono la vita o la morte, e le cellule tematiche disseminate nel tessuto musicale.
Il direttore evidenzia come i tre si bemolle ribattuti posti all’inizio dell’estrema aria di Liù costituiscano l’eco sillabata e glaciale di «Tu-ran-dot», a cui fa da contrappunto, nel compianto funebre per la giovane schiava, la discesa di due suoni acuti dell’ottavino a richiamare le sillabe di «Li-ù». In quel momento, un lungo mi bemolle pianissimo dell’ottavino vibra a tre ottave di distanza dagli archi, disperdendo il vuoto interiore nell’aria prima del buio in sala. Questa complessità psicologica riscatta anche le figure dei tre ministri Ping, Pang e Pong, sottratti alla semplice macchietta comica per mostrare individui lacerati tra l’obbligo burocratico e il doloroso rimpianto per la perduta serenità domestica.
L’allestimento di Floret Umbra tra simbolismo scenico, interpreti e biglietteria
L’impianto visivo è concepito dal collettivo Floret Umbra, formato da Nadir Dal Grande (responsabile di regia, scene e costumi) e Jenny Cappelloni (disegno luci), risultato vincitore del bando internazionale under 35 indetto da OperaLombardia tra 49 progetti in lizza. La commissione giudicatrice, presieduta da Barbara Minghetti e formata tra gli altri da Francesco Nardelli, ha premiato una proposta fondata su sostenibilità, accessibilità e forza scenografica. La Pechino imperiale viene spogliata di ogni tentazione oleografica per mostrarsi piegata dal trauma irrisolto dell’ava Lo-u-Ling, sfociato in una cieca sete di rivalsa: una sostanza nera, densa e viscosa si espande su costumi e architetture, segnando i volti e le mani dei sudditi come un contagio dell’animo. In questo contesto raggelato, l’imperatore Altoum siede immobile sul trono quale simulacro di un’autorità inerme, mentre Turandot si impone come algida personificazione della Luna, divinità inflessibile e idolo di un popolo oppresso dal terrore.
A incrinare questo ciclo di violenza sopraggiungono i tre esuli Timur, Calaf e Liù. Nell’impostazione registica, il motivo “Là sui monti dell’Est” ricollega la giovane serva a un ricordo infantile che ne illumina il sacrificio. Con la scomparsa di Liù la maledizione si dissolve: dalla materia scura sbocciano germogli floreali mentre il giorno sorge in un bagliore accecante, lasciando aperta la riflessione di fondo: è davvero possibile sanare ciò che la violenza ha distrutto?
La complessa macchina produttiva vede uniti i Teatri di OperaLombardia, il Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca e la Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara, in partenariato con Opera Europa e con il sostegno del Ministero della Cultura, di Regione Lombardia e di Fondazione Cariplo. Il Teatro Fraschini, istituzione nata nel 1773 che vanta oltre due secoli e mezzo di storia, è guidato dai soci fondatori Comune di Pavia e Fondazione Monte di Lombardia; la programmazione si avvale del supporto di Intesa Sanpaolo in qualità di Main Sponsor nei progetti ESG dedicati alla cultura, affiancato dalle sinergie locali con I Solisti di Pavia, il Conservatorio Franco Vittadini, Ghislieri Musica, l’Università degli Studi di Pavia e Arnaboldi Palace.
L’organico artistico comprende il Coro OperaLombardia guidato dal maestro Riccardo Bianchi, il Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Como istruito da Davide Dell’Oca e la collaborazione dell’assistente ai costumi Federica Miani. Sul palcoscenico si alternano due differenti cast vocali:
- Turandot: Caterina Meldolesi (9 ottobre) / Libby Sokolowski (11 ottobre)
- Calaf: Roberto Aronica (9 ottobre) / Eduardo Niave (11 ottobre)
- Liù: Songha Lee
- Timur: Baopeng Wang
- Altoum: Gerardo Dell’Affetto
- Ping, Pang, Pong: Paolo Ingrasciotta, Giulio Putrino, Giacomo Leone
- Un Mandarino: Francesco La Gattuta
- Il Principe di Persia: Marco Tomasoni
- Prima e Seconda ancella: Chiara Ciurlia e Laura Dacomo
Di seguito sono riassunti tutti i riferimenti organizzativi e le indicazioni di biglietteria per le recite:
| Dettaglio | Informazioni utili |
|---|---|
| Spettacolo | Turandot (Giacomo Puccini) – Edizione incompiuta alla morte di Liù |
| Date e luogo | Venerdì 9 e domenica 11 ottobre 2026 – Teatro Fraschini, Pavia |
| Card promozionale | Quattro Cavalieri Card (50 €): riduzione del 25% su tutta la stagione (esclusi musical) |
| Sportello biglietteria | Lun–Sab 17:00–19:00; Mer e Sab anche 11:00–13:00 |
| Contatti e online | 0382/371214 – biglietteria@teatrofraschini.org – teatrofraschini.vivaticket.it |
I biglietti per la lirica risultano già acquistabili in prevendita; a partire dal 17 ottobre 2026 prenderà il via la vendita dei tagliandi per le rassegne di Prosa, Danza, Operetta, Laltroteatro, Solisti d’Orchestra, Café Concert, La Domenica dei Talenti, POLI-FONIE, Teatro per Famiglie, NextGen Factory e la formula 4Beginners.
