Un viaggio musicale intimo e riflessivo in cui la cantautrice lombarda mostra una straordinaria evoluzione vocale fondata sulla delicatezza

A un mese di distanza dalla traccia rock Luna Park, che ne aveva segnato il gradito ritorno da solista rievocando la sensazione di un ultimo giro di giostra prima del capolinea, Laura Bono sorprende ascoltatori e critica virando verso una nuova direzione. Con il brano intitolato Peccato, pubblicato per l’etichetta Orangle Records, la cantautrice lombarda sceglie la strada di una ballad intima e riflessiva. La corsa si è conclusa e la consapevolezza prende il posto dell’adrenalina: il sentimento è esistito e forse batte ancora da qualche parte, ma non basta più a tenere unite due strade ormai divise, come sottolinea il verso «Se a noi fosse bastato l’amore».
Dalla radice latina alla riflessione su un amore finito
Il punto di partenza del pezzo risiede in un’intuizione linguistica non banale. Se il termine peccato si lega storicamente alla radice latina peccatum e all’ambito della trasgressione o del debito da scontare, nella visione dell’artista scivola verso l’uso più quotidiano e malinconico, diventando il sospiro per un’occasione sfumata o una promessa disattesa. Nella narrazione della cantautrice non figurano tradimenti plateali o accuse reciproche, né colpevoli da condannare, ma resta il dispiacere limpido per una storia che avrebbe meritato un epilogo diverso. È la stessa Laura Bono a scolpirlo nelle parole della canzone: «È il riassunto di noi, di una storia d’amore, io non trovo parola migliore che peccato». Nessun tribunale e nessuna sentenza, ma solo la fotografia di ciò che due persone non sono state in grado di costruire insieme.
Dopo oltre vent’anni di percorso artistico vissuti con una matrice schietta, ruvida e fieramente controcorrente, la cantautrice mette in luce una nuova sfumatura del proprio talento vocale. L’esuberanza e la potenza d’impatto cedono il passo a una prova di grande controllo e misura. In questo brano l’artista dosa l’intensità e gioca sui respiri, dimostrando che la forza interpretativa risiede nella delicatezza prima di aprirsi nelle sezioni più corali ed emotive.
I dettagli del quotidiano e la memoria di un sentimento
La fine di una relazione si consuma nei piccoli frammenti del quotidiano. Nel testo i due amanti si ritrovano dapprima «coi pugni chiusi in tasca, schiena contro schiena», per poi scoprirsi vicini nello spazio ma distanti nell’anima, «a un passo distante da noi, un’eternità». Riemergono così le tracce tangibili del passato, come un’auto qualunque che diventa un simbolo: «Ora che non mi disturba più una Panda parcheggiata, tu l’hai ricomprata». Nonostante il dolore di dover «raccoglierci ogni pezzo da terra», il pezzo non scade mai nel rancore, toccando vette di sincera tenerezza: «Se mai sopravvivessi alla guerra, io ti risceglierei».
A sintetizzare l’anima della traccia è la stessa Laura Bono: «“Peccato” è quella parola che dici quando forse non c’è più niente da aggiungere. Quando un amore è finito, ma continua a vivere nei dettagli, nei luoghi, nelle cose lasciate a metà. È il sapore dolceamaro di ciò che poteva essere e non è stato, raccontato senza rabbia, con la consapevolezza che certe persone se ne vanno, ma qualcosa di loro resta sempre con noi. E allora… peccato.»
Con questo nuovo tassello, che si affianca a Luna Park esplorando la fase conclusiva della medesima parabola emotiva, Laura Bono ribadisce la propria statura autoriale: quella di un’artista matura capace di guardare in faccia le ferite, custodire il buono del passato e racchiudere l’addio in un’unica parola universale.
