La presentazione del saggio di Mario Sechi diventa l’occasione per interrogarsi sull’identità e sul futuro dell’Occidente
Nella giornata di oggi, martedì 20 ottobre, con inizio fissato alle 17.30, la sede del Centro Studi Americani a Roma, situata in via Michelangelo Caetani 32, farà da cornice al lancio di “Occidente o niente. Elogio dell’atlantismo”, la nuova fatica letteraria firmata da Mario Sechi per i tipi di Piemme. L’intitolazione richiama in modo diretto una precisa scelta di campo e si inserisce nel vivo di una discussione di grande rilevanza internazionale, maturata in una fase di profonde trasformazioni nelle dinamiche tra Europa e Stati Uniti.

I relatori del dibattito nella sede di via Michelangelo Caetani
L’evento all’interno del Centro Studi Americani vedrà l’introduzione del direttore Roberto Sgalla. A confrontarsi sulle tesi del volume insieme all’autore Mario Sechi, che guida l’agenzia Dire, saranno la giornalista di Libero Costanza Cavalli e il giornalista del Tg1 Rai Mario De Pizzo, quest’ultimo anche nonresident senior fellow dell’Atlantic Council.
L’atlantismo e le prospettive per l’Europa e l’Italia
Nel testo, la questione dell’atlantismo viene esaminata come un tema che supera la dimensione strettamente diplomatica per toccare la natura stessa dell’identità dell’Occidente. Attraverso il racconto di passaggi politici ed esperienze personali, Mario Sechi analizza un legame cruciale per la storia europea a partire dal secondo dopoguerra, oggi riproposto al centro del confronto a causa delle mutate priorità di Washington. In un contesto globale dove gli storici equilibri sono continuamente messi in discussione e l’Europa ricerca la propria collocazione, emerge al centro dell’analisi il rapporto con la capitale statunitense. L’autore rivendica il valore dell’appartenenza al mondo occidentale, interrogandosi sul significato politico e culturale di un’opzione ritenuta decisiva per il domani del continente. Il dibattito romano offre così uno spunto di riflessione che interessa da vicino anche l’Italia, chiamata a misurarsi con l’avvenire delle relazioni transatlantiche.
